La Pittura della Memoria.

di Giovanna Procaccini

 

Che senso ha, all’alba del terzo millennio, parlare ancora di pittura? Di una forma d’arte che ha mantenuto costante la sua materia prima per almeno quattro secoli? Quella fatta con la tela ed i pennelli, con gli olii e la trementina? Quando a metà dell’Ottocento la fotografia nacque e sembrò portarle via di colpo la sua principale ragione di esistenza: il suo dover rappresentare il mondo, in realtà le tolse la forma e, solo in parte, la sua sostanza, quella più storicizzata, ma non potè portarle via l’anima.

Il desidero di fermare la memoria di un'immagine è un aspetto fondamentale della natura umana, la precisione e l’accuratezza del mezzo fotografico possono sopperire a questa esigenza, ma non rispecchiano una caratteristica peculiare della memoria umana, quella di essere modificabile o addirittura stravolgibile dal tempo, e, se si vuole, di ingiallire e di deformarsi come un quadro.

Si conoscono gli effetti dell’ingresso dirompente del nuovo mezzo fotografico sulla scena artistica mondiale: per tutto il Novecento esperienze pittoriche come l’Astrattismo, sia quello espressionista che quello geometrico, il Costruttivismo, l’Action Painting, il Minimalismo, l’Informale, furono tutte tese a far sopravvivere il mezzo pittorico tal qual’era, riempiendolo esclusivamente di nuovi contenuti formali. Questo tipo di atteggiamento ha, continuamente, aperto e richiuso nuovi capitoli della pittura contemporanea, ciascuno dei quali basato su di un unico messaggio da comunicare all’interlocutore, mediante un codice linguistico stabilito dall’Autore.

Ma la sua anima? Il gesto che ha accompagnato la mano dell’uomo da sempre? Da millenni prima che si configurasse in pittura, da quando si manifestava come graffito sul muro o come decorazione vascolare? Il gesto del disegno accompagnato al colore, intimamente e strutturalmente espressivo, può mantenere esclusivamente caratteristiche formali di astrazione ed aniconicità solo perché è stato inventato un mezzo meccanico e, dopo di lui, parecchi altri, di raffigurazione della realtà? Sarebbe come dire che oggi non ha più senso scrivere a mano perché esiste la tastiera del computer, ma una lettera ha la stessa risonanza emotiva di una e.mail? Probabilmente no.

Per rispondere a questa domanda vengono in aiuto i Freud, nonno e nipote, il primo insegna quanto, anche il disegno di un bambino, la grafia di uno scritto o la pennellata del pittore sulla tela, abbiano valore espressivo di esplosione dell’inconscio ed il secondo mostra quanto, anche in età post-industriale, la pittura riesca a raggiungere vette di qualità altissima.

Nella seconda metà del Novecento la pittura ha iniziato a prendersi le sue rivincite, si pensi alla Pop Art americana, al Neo-Espressionismo tedesco, alla Transavanguardia italiana, con interessanti interazioni fra innovazione tecnologica e mezzo tradizionale, portate avanti, prevalentemente, dagli Americani.

L’influenza della fotografia, del cinema e del video ha cambiato profondamente anche l’iconografia pittorica, inserendo nel quadro concetti come quello di mosso o di inquadratura casuale o, ancora, la descrizione di un evento suggerito nel quadro, ma che magari accade al di fuori di esso, che sono tutti spunti colti da altre forme d’arte.

Oggi, ancora di più, la pittura si è spinta in questa direzione, i classici bozzetti di studio si sono trasformati in fotocomposizioni al computer, le tecniche di proiezione luminosa o di impressione fotografica della tela sono state sostituite dalla stampa con plotter, lo studio dei colori ed i viraggi acidi sono sperimentati a monitor. E’ come dire che anche la pittura si è rinnovata mediante la tecnologia.

Ma è la densità o la fluidità dell’impasto cromatico, la grafia dell’artista che si esprime mediante la pennellata, la rifrazione della luce non omogenea per la struttura mai planare del quadro, i valori olfattivi e tattili della pittura, che non le faranno mai cedere il passo. La distanza e la soggezione emotiva che si provano al cospetto della tela dipinta, non lascia indifferente lo spettatore e, se l’opera d’arte nel Novecento diventa Opera Aperta al suo stesso completamento da parte del fruitore, le caratteristiche di risonanza emotiva che la pittura suscita non possono essere lasciate da parte per motivi storicamente preconcetti.

Ciò è dimostrato, inoltre, dal lavoro di tutti gli Artisti che si ostinano a dipingere e non si arrendono a quella morte della pittura dichiarata negli anni Settanta, che in quel contesto aveva senso, ma oggi non lo ha più. Anche i Critici più attenti ed il Mercato, da tempo, si sono resi conto che, in fondo, la pittura è un’esigenza.