
Giganti -Alessandra Petrillo
L’uso di pigmenti dal colore intenso, l’ampiezza del taglio visivo e la prospettiva deformata dei soggetti sono “solo” figure retoriche, di cui Tommaso si serve per dipingere la sua idea. Al centro è l’essere umano, attraverso l’opera cui egli ha dato vita nel corso dei secoli: la città. Come colonizzazione umana degli spazi, come cellula in espansione, come più alta rappresentazione dell’esistenza umana. Lo spazio urbano è infatti il segno più evidente della civiltà, la traccia più significativa che l’essere umano ha lasciato per essere riconosciuto, ricordato. Ecco perché le città si infiammano, le luci esplodono, la vita è brulicante nei dipinti, sebbene figure umane non appaiano quasi mai. Non ve ne sarebbe motivo, infatti, dato che le grandi costruzioni urbane sono la maggiore espressione della potenza colonizzatrice dell’uomo, della sua inventiva e della sua capacità di creare qualcosa di gigante. I giganti non sono morti, sono anzi organi essenziali di un corpo sociale, spesso incombenti, troppo grandi rispetto ai limiti di ogni singolo uomo, ma capaci di fronteggiare le sfide, anch’esse giganti, che minacciano l’essere umano. Lasciare ai giganti il confronto è l’alternativa per non rimanere schiacciati.